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Capanne

È un modesto borgo rurale che un tempo si chiamava Capanne di Saturni, e ciò fa supporre che si trattasse di un borgo di pastori, poco distante dalla vetusta città, cresciuto attorno ad alcuni edifici.
Ricordato per la prima volta intorno al 1480. Verso il 1570 viene eretta la Chiesa della Visitazione di Maria; al suo interno alcuni dipinti e una scultura lignea del Crocefisso legata ad antiche leggende e tradizioni. Ai lati della Chiesa Parrocchiale, che ha perduto, sotto il peso di numerosi restauri, le sue linee primitive, si osservano due severi edifici che risalgono agli inizi de XVI sec. Si vuole che l’edificio alla sinistra fosse la prigione in cui venivano custoditi i saturnini colpiti dalla giustizia. L’altro edificio, collocato ad "L" rispetto alla Chiesa, conserva sulla facciata un piccola lapide triangolare, recante la data di costruzione : 1500

Saturnia

Saturnia sorge in una zona abitata almeno dal XII secolo a.C., ovvero dall'epoca tardo Villanoviana. Sono infatti attribuibili a questo periodo la cinta muraria e la necropoli del PUNTONE.  Situata lungo la via Clodia, Saturnia fu anche un centro romano di cui ai giorni d'oggi rimangono alcuni tratti di mura, le basi di qualche edificio e i resti delle fondazioni di un complesso termale conosciuto come "bagno secco". 

Nel 1216 risulta appannaggio degli Aldobrandeschi; i senesi la conquistano definitivamente nel 1410. Al crollo della Repubblica di Siena si sottomise, nel 1559 a Cosimo I dei Medici, nel 1787 viene assegnata alla Comunità di Manciano. La cinta muraria eretta dai senesi (1454-1464) è ancora riconoscibile anche se frammentaria, in essa sono presenti inglobati dei tratti in opera poligonale riferibili al periodo romano. La Porta Romana, sotto cui transita una via basolata (forse l'antica Via Clodia), mostra i rifacimenti sia di epoca medievale che rinascimentale. Al di sopra di Porta Romana, sul punto più elevato di Saturnia si trova la Rocca (Villa Ciacci): sui ruderi del "castellum aquarum" si ergeva il cassero medievale, poi rifatto dai senesi verso il 1419; la rocca risulta addossata alle mura ed è costituita da un recinto rettangolare chiuso da un'alta cortina di pietra con due torrioni cilindrici, all'interno del circuito murario, è stata eretta nel 1929 la Villa Ciacci. La Chiesa di S. Maria Maddalena, rifacimento del 1933 di un'antica chiesa romanica, conserva al suo interno alcune opere d'arte. Presso Via Mazzini si trova il Bagno secco, grande recinto quadrato, probabilmente una conserva di acqua pertinente ad un bagno termale romano. Intorno all'abitato e nella piana prossima al fiume Albegna, si estendono vaste necropoli, individuate in località Sede di Carlo, Pancotta, Pratogrande, Campo delle Caldane, Pian di Palma, e Puntone. Da visitare il Museo Archeologico che accoglie la Collezione Ciacci.

Nella valle sottostante in direzione di Montemerano si trovano le Terme di Saturnia con l'acqua sulfurea che sgorga a 37°C

Montemerano

Borgo medievale fra i più caratteristici e meglio conservati della Maremma. Il paese occupa la sommità di una collina ricoperta da maestose piante secolari di olivo, un ambiente naturale tipico della fascia collinare. Il Centro Storico, uno dei più interessanti della Maremma, comprende una parte alta e più antica, il Castello, tipico esempio di abitato altomedioevale, ed una più bassa e più recente (XIII sec.) sviluppatasi ai lati di due vie che girano tutt’intorno al Castello, congiungendosi ad ovale in due punti contrapposti, dove si aprono le due Porte cittandine.

Citato per la prima volta in una pergamena dell'896, dominio degli Aldobrandeschi, dopo il 1274 divenne possesso dei signori di Baschi; nel 1382 fu ceduto alla Repubblica di Siena. Nel 1559 la Comunità di Montemerano passa ai Medici, e nel 1783, con i Lorena, viene aggregato a Manciano. In Piazza del castello si accede per una doppia porta ad arco; la torre quadrata che sovrasta l'abitato è stata costruita nel 1407. L'impianto originale della cittadella, organizzato in piazzette e stretti vicoli, è ben conservato. Nella Piazzetta del Teatro, adiacente al campanile, si trovava l'antica Pieve di S. Lorenzo, ricordata sin dal 1188 e sconsacrata nel 1780. Addossata alla cinta muraria si trova la Chiesa di San Giorgio (sec.XIV-XV), di carattere romanico-gotico, costruita intorno al 1380 dai Conti Baschi e consacrata nel 1430, rappresenta il nucleo artistico più importante del Comune di Manciano. L'interno è particolarmente ricco di opere d'arte del Rinascimento senese: i cicli di affreschi di S. Giorgio e S. Orsola, la pala d'altare l'Assunta del Vecchietta, il polittico di Sano di Pietro raffigurante La Madonna col Bambino in trono tra Santi, la tavola conosciuta come la Madonna della Gattaiola, una statua lignea del Vecchietta raffigurante San Pietro, un tabernacolo in legno intagliato del XVII sec..

Territorio del Comune

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  Il Comune di Manciano, situato nella parte più meridionale della Toscana, e con una superficie di 37.204 ha, è il più vasto della Provincia di Grosseto. Il territorio è tra i più belli e suggestivi della Maremma: con lo sguardo si può spaziare dall’Amiata alle vallate del Fiora e dell’Albegna, da Talamone fino ai lidi di Montalto di Castro, dall’Argentario alle isole del Giglio, Montecristo e Corsica. Grazie a questa vasta estensione il paesaggio risulta molto variegato, provenendo dalla costa si percorre la pianura alluvionale , ampiamente sfruttata a fini agricoli; procedendo verso l’interno il terreno inizia a corrugarsi dando origine a dolci colline dove oliveti secolari e vigneti si intervallano a seminativi, boschi e ampie zone di macchia mediterranea. L’ambiente, incontaminato e ricco di corsi d’acqua, grazie ad una notevole rete di strade campestri e sentieri, ben si presta a piacevoli escursioni a piedi, bicicletta o a cavallo. Essendo l’agricoltura l’attività prevalente, pregevoli sono i prodotti tipici locali quali l’olio, ancora spremuto a freddo con macine di pietra, vini, e formaggi, soprattutto pecorini, in cui si può ritrovare i sapori di una volta e che trovano la loro esaltazione nella cucina tradizionale. Il Comune di Manciano, oltre ad offrire l’immensità di un paesaggio stupendo, ben si presta a chi fa del turismo culturale la finalità del proprio tempo libero. Abitato fin dalla preistoria, numerose sono le testimonianze archeologiche: il villaggio preistorico di Scarceta, le necropoli di Pian di Palma e del Puntone (Saturnia), la necropoli di “Le Calle” (Manciano), la torre cilindrica e il castellum aquarum (gigantesca cisterna di epoca romana, vicino a Poggio Murella), tanto per citarne alcune. Da visitare: a Manciano, il Museo di Preistoria e Protostoria di moderna concezione espositiva, che accoglie reperti dal Paleolitico all’Età del Bronzo Finale; a Saturnia il Museo Archeologico che ospita i reperti della Collezione Ciacci.Ruderi di antichi fortilizi svettano sui poggi un po’ dovunque: la Roccaccia di Montauto, il Castello di Scarceta, il Castello di Stachilagi; mentre ristrutturati e appartenenti a privati, sono il Castello di Scerpena, di Marsiliana e la Campigliola.Grande impulso, negli ultimi anni, ha avuto il turismo termale. Le Terme di Saturnia, nelle cui vasche l’acqua sulfurea, utilizzata fin da epoca romana, sgorga a 37,5°C per tutto l’anno, sono ormai conosciute a livello internazionale.

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Manciano

Manciano, arroccato in cima ad un colle e difeso da solide mura, domina il territorio circostante, fino al mare. La posizione eccellente per gli avvistamenti, rivela la grande importanza strategia che la città ebbe come osservatorio e punto di vedetta. I ritrovamenti archeologici nel territorio di Manciano dimostrano che la valle dell’Albegna fu abitata fin dalla preistoria. Tra gli innumerevoli piccoli centri prevalgono per importanza quelli testimoniati dalle necropoli di Marsiliana e Pian di Palma, da identificare presumibilmente con l’ antica Caletra. La città doveva avere raggiunto un alto grado di sviluppo, ed intesseva stretti rapporti con gli altri centri etruschi, Vulci, Roselle, Vetulonia.
In seguito all’occupazione romana, la località divenne praedium della gens Mancia, da cui derivò il nome.
Il primo documento nel quale si fa espressamente menzione di Manciano è un contratto di vendita del marchese Lamberto Aldobrandeschi.
Nel Duecento gli Aldobrandeschi possedevano la maggior parte dei numerosi castelli della valle dell’Albegna.
Manciano, come centro abitato, sorse presumibilmente verso la fine del 1200. In questo periodo, infatti, gli aldobrandeschi iniziarono la costruzione delle mura. Sul punto più elevato del colle, intorno alla metà del 1300, sempre gli Aldobrandeschi costruirono una imponente rocca che ancora conserva il loro nome.
Dopo la dominazione Aldobrandesca, il borgo fu prima conteso tra il comune di Orvieto e i conti Orsini di Pitigliano, e in seguito tra questi ultimi e la Repubblica di Siena. Nel corso del 1400 fu definitivamente attribuito agli Orsini, che dovettero comunque riconoscere l’alto dominio senese.
Dopo il 1555 con l’annessione dello Stato di Siena al Granducato di Toscana, Manciano, con altri centri della valle dell’Albegna, andò a formare la Podesteria di Saturnia e Capalbio. Manciano continuò sempre a crescere, vide aumentare la popolazione e divenne un centro agricolo di notevole importanza.
Al momento della Riforma municipale di Pietro Leopoldo, che porta al raggruppamento di numerose comunità e di alcuni centri minori, Manciano, con i suoi 700 abitanti ed un’economia ben avviata, è tra i borghi più grossi e importanti della Maremma grossetana. La sua felice ubicazione, al centro di una fertile campagna e di un nodo stradale di rilievo, la sua altitudine invidiabile per quei tempi in quanto rendeva il luogo immune dalla malaria che imperversava, sono tutti fattori che giocheranno a favore del futuro sviluppo della città.

Il cassero senese ristrutturato dai senesi nel 1424, ha poi subito ulteriori restauri e ristrutturazioni, dalla sua torre si gode di una vista a 360° di tutta la Maremma. La Chiesa di S. Leonardo, nominata per la prima volta negli statuti del Comune del 1522, conserva al suo interno un quadro del pittore mancianese Paride Pascucci, raffigurante San Leonardo che adora la Sacra Famiglia (1894), un fonte battesimale (XIV sec.), un'acquasantiera (XVI sec.), un crocefisso processionale (seconda metà del ‘700). In Piazza Garibaldi si possono ammirare la fontana monumentale del Rosignoli costruita nel 1913 in occasione della inaugurazione dell'acquedotto, e il monumento a Pietro Aldi, pittore mancianese. La torre dell'orologio faceva parte del più antico palazzo comunale di Manciano, realizzato nel XV sec. Lungo Via Roma antichi portali (uno datato 1472) e finestre rinascimentali testimoniano la sua passata importanza. Delle mura munite di sei torrioni, cinque torri scudate e due porte di accesso, restano un torrione rotondo accanto a Porta Fiorella e una piccola torre lungo Via Trento. La Chiesa della SS. Annunziata, forse di origine cinquecentesca conserva al suo interno il dipinto l'Annunciazione di Pietro Aldi (1875), e un affresco di scuola senese del XVIII sec. anch'esso raffigurante l'Annunciazione.