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COSAP - Occupazioni permanenti

Tutte le occupazioni permanenti, sono subordinate al rilascio di apposita concessione da parte del Comune (Ufficio Tributi). Le domande ( scaricabili dall'apposita sezione modulistica) dovranno essere corredate da n. 2 marche da bollo, da una planimetria relativa al luogo di occupazione con l'indicazione della superficie che si intende occupare e le misure relative alla strada, via o piazza, interessata all'occupazione stessa. Il rilascio della concessione è subordinata al nulla osta dell'Ufficio Urbanistica e dell'Ufficio Polizia. Per gli anni successivi a quello del rilascio della Concessione, salvo revoca o disdetta, l'occupazione si intende  tacitamente rinnovata, purchè in regola con i versamenti dovuti.

PAGAMENTI DELLE CONCESSIONI PERMANENTI

All'inizio di ogni anno, L'Ufficio Tributi comunicherà ad ogni titolare di Concessione permanente, gli importi e le scadenze da osservare durante l'anno. I versamenti potranno essere effettuati direttamente presso la Tesoreria Comunale oppure tramite i bollettini di C.C.P. n. 12647582 allegati alla comunicazione.

Le stesse modalità sono eseguite anche per i titolari di concessioni decennali per i mercati settimanali, fiere e sagre. In questo caso, visto che le occupazioni avvengono in più giorni, durante il versamento dell'ultima rata, il concessionario può compensare le eventuali assenze avvenute durante l'anno. 

 

 

 

 

Poderi di Montemerano

Poderi di Montemerano sorse verso la fine del Cinquecento. Il primo nucleo fu il gruppo di casupole denominato Poderi di Sotto, sulla sinistra della vecchia stradina per Manciano. Qui gli abitanti di Montemerano avevano costruito, sul terreno della Comunità, alcuni modesti rifugi per il bestiame e per gli attrezzi agricoli. Il resto del territorio apparteneva al Convento di San Pietro, posto sulla via del Santarello. La frazione cominciò ad assumere una precisa fisionomia nel Settecento. Il più antico insediamento sorse di fronte a Montemerano e si chiamò Castelletto Santerelli, dal nome dei proprietari del fondo. In seguito giunsero sul posto famiglie di pastori e di boscaioli provenienti dal Casentino e si costruirono altri piccoli agglomerati: Case Detti e Case Ciano. A dispetto della modernità, Poderi ha conservato intatto il suo caratteri primitivo. Nell'immediato dopoguerra sorsero la scuola e la chiesa, con l'intento di dare unità al vecchio centro abitato. Ma la natura del borgo è forse più forte della volontà degli uomini. Poderi rimane legato al suo nome: un grappolo di case sparse nella campagna, un esempio di ordine costruttivo nell'epoca del disordine e del cemento armato.

Marsiliana

Marsiliana si estende su un vasto e fertile territorio pianeggiante, contornata da una lussureggiante macchia mediterranea, su cui troneggia la superba mole del Castello Orsini, la cui prima costruzione risale al Medioevo ad opera dei Longobardi. In una posizione ottimale rispetto alle località turistiche della costa e dell’interno, Marsiliana gode di una notevole importanza storica in quanto scavi del 1908 hanno portato alla luce una vasta necropoli paleoetrusca.

Fu probabilmente la Caletra (Terra bella) degli Etruschi; la sua importanza è testimoniata dalla vasta necropoli con ricco corredo del periodo orientalizzante (la notissima Fibula Corsini, il pettine d’avorio e la lavagnetta eburnea con inciso l’alfabeto etrusco). La Marsiliana attuale si divide in due distinti organismi edilizi: il castello e i fabbricati rurali del XVIII sec., e il borgo di servizio del XX sec. Il castello, nominato fin dal 1161, venne distrutto nel 1384. Nel corso del XVI sec. divenne fattoria fortificata, ed alla fine del secolo scorso viene completamente ristrutturata assumendo l’attuale forma di castello. A est di Marsiliana, sulla sommità di un poggio che sovrasta il torrente Elsa, si trovano i ruderi del castello di Stachilagi distrutto dai senesi nel 1409.

Marsiliana gode della sua maggiore popolarità, nel comprensorio maremmano, l’ultima domenica di maggio, in occasione della Festa Patronale e dell’ormai famosa Sagra della Fragola, che attira ogni anno migliaia di persone.

S. Martino sul Fiora

Denominato anticamente San Martino al  Poggio Pelato, sorse come fattoria nel Cinquecento. Con i Lorena tornò ad essere frazione di Sovana sino al 1783, allorché fu aggregato al Comune di Sorano. Nel 1929 entrò a far parte del Comune di Manciano assumendo la denominazione attuale.
Del suo passato non mancano alcune vestigia, tra cui, degne di nota, sono una necropoli con tumuli risalenti al periodo etrusco romano ed i ruderi di un convento francescano. S. Martino s.F. sorge a 450 metri di altitudine e gode di un panorama di grandi orizzonti, ritenuto da molti tra i più belli e suggestivi della Maremma. Con un solo sguardo è possibile spaziare dal boscoso Amiata ai lidi di Civitavecchia e Montalto di Castro ; e, volgendo lo sguardo a ovest, si possono vedere Porto S. Stefano e l’Isola del Giglio. Anche la vicinanza alle Terme di Saturnia non fa che aumentare l’interesse turistico nei confronti del paese.

 

 

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Poggio Murella

Il paese è composto da nove borgate, di cui le più caratteristiche e più vecchie sono "il Poggetto" e "la Torre". Dall’alto degli oltre 400 metri sul livello del mare, l’occhio umano può spaziare dal Monte Labbro alla Croce dell’Amiata ; dalla catena appenninica al faro di Civitavecchia, alle isole dell’Arcipelago Toscano, fino alla Corsica.
Il paese non presenta opere d’arte di rilievo ma è rinomato per la tranquillità, la pace e il silenzio che vi si possono trovare e per l’ospitalità spontanea e sincera dei suoi abitanti. Da vedere il Museo della Banda Musicale, dove sono raccolti i cimeli della Banda, in un locale un tempo adibito a lavatoio. A ridosso di moderne costruzioni si trova un singolare monumento di età romana: una torre cilindrica in opus reticulatum.

E’ interessante visitare un grandioso Castellum Aquarum, unico in Italia, gigantesca cisterna a forma rettangolare con l’interno suddiviso in dieci navate con volte a botte e, esternamente, rivestito in opus reticulatum a tasselli bicromi.

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